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La criminalità all'assalto dell'economia del Lazio

Egregio Direttore,
come certamente saprà per il prossimo 29 aprile alle ore 15 è stata organizzata una manifestazione dinanzi al palazzo della Giunta della Regione Lazio all'insegna di “Non lasciate il Lazio alle mafie”, promossa dai lavoratori e dalle lavoratrici del gioco pubblico legale, per protestare contro la decisione del Consiglio regionale del Lazio di anticipare una normativa espulsiva del gioco pubblico.
Qualora tale normativa dovesse essere varata definitivamente determinerà sicuramente la chiusura di centinaia di attività imprenditoriali in tutta la Regione, creando ripercussioni pesantissime sui lavoratori del settore e spalancando le porte al gioco illegale, alle sale clandestine, ai clan della malavita.
Anche l'Amministrazione Comunale di Latina ha in corso una revisione della regolamentazione di questo settore nell'ambito del proprio territorio di competenza ed ha già effettuato apposite riunioni con tutti gli operatori del settore, per tentare di assumere decisioni il più condivise possibili.
Come è sotto gli occhi di tutti, nella nostra regione, ed anche sul nostro territorio, dall’inizio della pandemia, migliaia di attività economiche sono entrate in crisi: dalle piccole aziende, alle realtà commerciali, ai ristoranti, alle palestre, alle altre attività aperte al pubblico. Si tratta di migliaia di imprese che hanno dovuto chiudere per l’emergenza sanitaria e che forse non riapriranno mai più.
Per acquisire agevolmente queste attività in difficoltà, la criminalità più o meno organizzata sta riversando nelle nostre città, in ogni quartiere, in ogni strada di Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo, un fiume di denaro sporco.
E gli allarmi arrivano da più parti, dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri, dalla Polizia di Stato, dalla D. Investigativa Antimafia, dall'“Organismo Permanente di Monitoraggio ed Analisi sul rischio di infiltrazioni da parte delle criminalità organizzata”.
De resto anche e sopratutto in questo periodo di pandemia Covid 19, con l'alternanza di chiusure ed aperture ad intermittenza, e, spesso, senza preavviso e senza una strategia complessiva, si conferma quanto tutti gli studi, le ricerche e gli esperti “seri” del settore hanno sempre affermato e sostenuto e cioè che in assenza di un'ampia offerta di gioco lecito, il pubblico si orienta automaticamente, per “il principio di sostituzione”, verso l'offerta illecita, gestita sempre dalla criminalità, spesso facente capo a mafia, camorra, ndrangheta e sacra corona unita. 
Infatti secondo le analisi operate dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione Investigativa Antimafia sulle segnalazioni di operazioni sospette (SOS) si è evidenziato un significativo incremento, rispetto al 2019, del flusso di segnalazioni pervenute all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) durante il periodo pandemico.
In tale contesto, il mercato offre in questo momento grandi spazi di manovra: i sodalizi criminali dispongono di ingenti somme di denaro e possono investire e trasformare le proprie risorse – che sono provento di reato – in economia legale, riciclare il proprio denaro, rilevando imprese e attività economiche in sofferenza.
In particolare nel settore dei giochi che risulta estremamente complesso per le sue implicazioni normative, che sono andate sovrapponendosi nel corso degli anni; per i differenti regolamenti e trattamenti da parte dello Stato, delle regioni ed enti locali (addirittura cambiano le regole tra comuni limitrofi nell'ambito della stessa regione); per il sovrapporsi di competenze tra il Ministero degli interni (per la salvaguardia dell'ordine pubblico ed il contrasto ai reati), Ministero della salute (per la tutela della salute del consumatore) e dell'Economia (per il gettito che assicura allo Stato), tanto per citarne solo alcuni.
Parliamo perciò di un settore che richiede lo studio di leggi, provvedimenti, di indagini merciologiche, di ricerche come quelle del Censis e dell'Eurispes, di documenti come quello dell'Istituto Superiore della Sanità; di indagini come quella della DDA, della G.d.F.; dell'ISS in collaborazione con l'Istituto Mario Negri con ISPRO, con le Università di Pavia e del San Raffaele; dei Report dell'“Organismo Permanente di Monitoraggio ed analisi su rischio di infiltrazione nell'economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso”, costituito da tutte le forze dell'ordine; ecc. ecc.
Senza questi approfondimenti, senza questi studi, senza questa preparazione si cade nella facile demagogia, utile solo a raccattare qualche voto in campagna elettorale, facendo dell'allarmismo ingiustificato e del facile populismo.
Vediamo però di cosa stiamo parlando fornendo qualche dato:
Il gettito allo Stato è passato dai 14,5 miliardi del 2018 ai 15,5 del 2019 e si è drasticamente ridotto a 9,8 miliardi nel 2020 cioè meno 5,7 miliardi rispetto al 2019
Il gioco a distanza (internet) è passato dai 21,2 miliardi del 2016 ai 36,4 miliardi del 2019 cioè quasi il 50% in più- Ed anche per il 2020 c'è stato un incremento fino a 41,6 miliardi.
Il gioco fisico si è drasticamente ridotto a causa delle chiusure pandemiche da 74,1 miliardi del 2019 ai 39 miliardi del 2020 (-35,1).
Questo significa che buona parte di tutto quello che manca nel gioco fisico è finito nel gioco illegale e quindi nelle mani della criminalità, attirata dalla prospettiva di guadagno, di grande guadagno.
Per comprendere bene di quale quantità di gioco stiamo parlando, si pensi che il Procuratore Nazionale Antimafia stima che il gioco illegale potrebbe valere circa 20 miliardi di Euro cioè il 20% di quello legale.
Da ciò i rischi di chiusura principalmente di piccole imprese familiari di gestione di agenzie di scommesse, esercizi pubblici e potrebbero riguardare centinaia di sale scommesse, di sale giochi e migliaia di bar, interessando almeno 30.000 addetti.
Stiamo parlando di 14.800 tra attività diretta o integrata negli esercizi dedicati, 12.000 gestori, quasi 28.000 assimilati cioè in esercizi come i bar dove sono presenti awp, 1.700 produttori, oltre a 12.000 lavoratori delle sale bingo. Solo per le sale scommesse ci sono in ballo 25.000 posti di lavoro diretti.
A questo pezzo di filiera si aggiunge tutto il comparto dei Concessionari sul quale si è abbattuto, come ha rilevato giustamente il Direttore Generale delle Dogane e dei Monopoli: «l'emergenza epidemiologica e il blocco totale della raccolta del gioco pubblico “che ha un impatto profondo non solo sulle entrate erariali derivanti dal gioco ma anche sugli stessi bilanci dei concessionari di Stato”.
La protesta civile del 29 prossimo per questo chiede, da un canto, alla Giunta Regionale del Lazio e a tutti i consiglieri di rivedere, alla luce dell’emergenza sanitaria di questo ultimo anno, la modifica alla legge 5 del 2013 dello scorso febbraio 2020, che introduce norme, addirittura retroattive, come il distanziometro anche per le realtà esistenti, ed impone solo 18 mesi per adeguarsi; dall'altro vuole lanciare un grido d'allarme sul rischio di perdere migliaia di posti di lavoro e, quindi, di gettare per la strada migliaia di famiglie e, sopratutto, sui pericoli che corre l'ordine pubblico e la stessa salute del giocatore consumatore.
Come si vede agevolmente, per questo settore estremamente complesso, il legislatore ha il delicato compito di trovare ed assicurare un difficile equilibrio per tutelare il giocatore e la sua salute, l'ordine pubblico, il gettito allo Stato, la legalità e la trasparenza del gioco, nonché promuovere e sostenere iniziative di utilità sociale e solidaristica.
Grazie per la consueta e cortese disponibilità e cordiali saluti.

Riccardo Pedrizzi
www.riccardopedrizzi.it