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Chiudono le banche, soffrono le comunità e le economie locali

In un solo giorno, in due pagine del Suo quotidiano, nella cronaca di Norma ed in quella di Roccagorga, cittadine dei nostri monti Lepini, sono riportate due notizie che non fanno male solo ai lettori di “Editoriale Latina Oggi”, ma anche a due comunità ed alle rispettive economie locali, ma, soprattutto, non fanno onore all'istituto di Credito, che ha assunto la decisione di sopprimere le sue rispettive Agenzie.
Unicredit, infatti, ha deciso di chiudere l'Agenzia di Norma dalla fine di quest'anno e, dal prossimo 26 aprile, quella di Roccagorga, nonostante le proteste delle rispettive amministrazioni comunali, che giustamente hanno fatto rilevare che “Si parla del rilancio dei piccoli comuni, della valorizzazione dei borghi, della ripresa con il turismo, ma poi ci troviamo con gli istituti di credito che quei piccoli borghi li abbandonano” e che l'istituto appare irremovibile “di fronte ad un momento come quello attuale e soprattutto alla luce di tutti gli sforzi che le istituzioni stanno portando avanti per difendere e invogliare le persone a frequentare o anche a trasferirsi nei piccoli borghi, queste scelte sorprendono e deludono” .
Ancora una volta, dunque, siamo di fronte a grandi banche, i cui centri decisionali sono enormemente lontani dai territori, che si muovono secondo logiche spregiudicate che puntano esclusivamente al profitto.
Ricordo che questo istituto – Unicredit - solo poco tempo fa con la gestione di Jean Pierre Mustier, cedette il 35% di Fineco portando a casa oltre 2 miliardi. Nel 2016 concretizzò l’uscita dai gioielli Pekao e da Pioneer, che portarono nelle casse di UniCredit 7,4 miliardi, dopo oltre 4 aumenti di capitale e perdite cumulate dal 2008 per oltre 20 miliardi. La banca tornava a incassare denaro ma a caro prezzo perché si privava di asset redditizi. Mustier riuscì a riportare in utile la banca con profitti conseguiti nel biennio 2017-2018 per oltre 9 miliardi. A pagare il prezzo però furono i lavoratori. Infatti il “francese” Mustier lasciò a casa 14.700 dipendenti e chiuse 950 sportelli a livello globale. Oggi i dipendenti sono 97.775 (di cui 40mila in Italia); erano 100mila al suo arrivo e addirittura superavano i 140mila nel 2013. Ma non basta, perché è previsto un nuovo taglio di ulteriori 10mila dipendenti dal nuovo piano industriale dei quali 6.000 in Italia con la chiusura di 450 filiali. Il modello di Mustier insomma era quello di fare risultati più con il taglio dei costi che con lo sviluppo dei ricavi. In pratica i tagli continuano con la chiusura di altre sedi ed altre agenzie secondo il piano industriale 2020-2023, come si vede dalle chiusure delle Agenzie di Norma e Roccagorga.
Questo è stato possibile perché tutte le banche qualche decennio fa sono state trasformate in società per azioni, con l'eccezione delle minuscole Banche cooperative e delle Banche Popolari con attivi inferiori agli otto miliardi di Euro.
Il che, come aveva previsto chi scrive, comporta danni ai territori ed alle comunità locali con le conseguenze negative che stiamo registrando anche da noi. 
Il nuovo assetto sottrae quasi completamente allo Stato la possibilità di indirizzare la politica del credito a particolari obiettivi di politica economica.
La concezione della banca “universale” come “impresa”, la cui efficienza in definitiva si misura col profitto, esprime una giusta esigenza di gestioni economiche, ma rischia di eclissare totalmente la funzione propria che risparmio e credito sono chiamati ad assolvere e rischia di recidere il cordone ombelicale tra la banca e l’economia del territorio in cui essa è radicata.
In una banca sradicata dal territorio, senza riferimento organico con la comunità di cui è espressione, volta solo al profitto con ottica mercantile, la differenza tra credito ed usura non è più qualitativa: è solo quantitativa e l’unica linea di confine è l’entità del tasso.
Frontiera labile e discutibile.
La liberalizzazione del mercato nel segno della concorrenza può essere vivificatrice. Ma non lo è se si risolve in una sorta di selezione darwiniana in cui “banca grossa mangia banca piccola” per impadronirsi del suo potere sul territorio.
Nel nostro caso si rinuncia addirittura a far riferimento ad un territorio ed a una comunità; preferendo operare a livello globale e restando solo nei posti ove è possibile fare profitto, secondo logiche di “un capitalismo senza volto e senza bandiera” come, fin dal 1931, lo definiva il grande pontefice Pio XI nella sua enciclica “Quadrigesimo Anno”.

Riccardo Pedrizzi
www.riccardopedrizzi.it

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