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Patrimoniale, pericolo scampato


Pericolo scampato. Per questa volta ci siamo salvati dalla tassa patrimoniale che aleggiava nell'aria fin dall'inizio di questa sessione di bilancio. Fratoianni, Orfini e compagni pare si siano fatti convincere a ritirare i loro emendamenti che intendevano colpire i patrimoni al di sopra dei 500.000 euro. Erano stati allettati dagli attuali 4366 miliardi di ricchezze finanziaria posseduti dalle famiglie e dalle imprese italiane, parte dei quali detenuti presso il nostro sistema bancario (1700 miliardi di euro, cioè una massa di liquidità pari all'intero nostro prodotto interno lordo).
A questa montagna di denaro liquido va aggiunto il patrimonio non finanziario degli italiani, che può essere valutato a 6.295 miliardi di euro. Si tratta prevalentemente di immobili posseduti da milioni di piccoli proprietari e che, se aggiunti alla liquidità, porta il patrimonio complessivo degli italiani a 10.669 miliardi di Euro.
Ed ecco perché era arrivata la ventilata tassa "patrimoniale", che di tanto in tanto, a seconda delle necessità, qualche sprovveduto propone e tenta di introdurre nel nostro sistema fiscale e che ancora una volta tradisce una concezione statalista, mai completamente superata, di una certa politica giacobina.
Ed anche in occasione di questa crisi devastante prodotta dalla tragedia del coronavirus qualcuno per racimolare un po di Euro aveva riproposto questo odioso balzello, diffondendo, oltretutto, all'interno del corpo sociale ulteriore veleno, quello dell'invidia di classe, come se non bastasse la rabbia degli italiani (si parla di circa 10 milioni di poveri nel nostro Paese, più 3 milioni rispetto al prima del virus) che non riescono nemmeno a dar da mangiare alla propria famiglia.
E cosi si era riaffacciata l'ipotesi di una “patrimoniale”, che già nel passato si era dimostrata oltre che inefficace anche dannosa perché crea un clima di paura e di sfiducia trai risparmiatori, che pagano regolarmente le tasse. Ed ecco arrivare, ad inizio legge di bilancio, l'emendamento di Orfini, Fratoianni e compagni. Ma prima vi erano state le dichiarazioni di Paolo Gentiloni che, su suggerimento di Bruxelles, proponeva il ritorno dell'IMU sulla prima casa e poi del Ministro per il Sud e per coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, favorevole a reintrodurre la tassa sulle successioni ed, ancora, del Capo supremo dei Cinque Stelle, Beppe Grillo che vorrebbe colpire i grandi patrimoni. 
Successivamente anche i maîtres à penser di turno, come Domenico De Masi, l'uomo per tutte le stagioni erano arrivati a sostenere questa tassa. Persino dall'estero intellettuali come Gabriel Zucman, economista parigino trapiantato a Berkeley, avevano dato man forte. L'economista si era fatto intervistare da "Il Fatto Quotidiano" ed aveva proposto naturalmente una patrimoniale. 
E poi erano arrivate anche le minacce, come quelle di Massimo Fini che prospettava possibili disordini sociali se non dovesse essere applicata la patrimoniale. “In Italia – scriveva - assistiamo a una progressiva scomparsa del ceto medio: alcuni entrano a far parte dell'empireo dei ricchi, ma molti di più scendono nella caienna della semipovertà o della povertà tou court i cui livelli si sono ulteriormente abbassati... Ecco perché la proposta di Beppe Grillo di una “patrimoniale” non ha solo un senso equitativo, ma anche l'obiettivo, molto poco rivoluzionario, di evitare disordini sociali che in Italia, ma prima ancora in Francia, hanno fatto capolino con Covid”. 
Insomma c'è tutto un mondo che vorrebbe colpire proprietà privata e ceto medio e non è difficile prevedere che prima o poi ci riproverà. Bisogna solo sapere quando il “nemico” dei risparmiatori italiani stabilirà di sferrare l'attacco decisivo per aggravarli di nuove imposte. 
Eppure si sa bene quale altra ricetta e quali altri interventi sarebbero necessari per rimettere in moto il nostro apparato produttivo e far crescere la nostra economia, come quella, ad esempio, suggerita dalla Presidente dell'ANIA, Bianca Maria Farina, che – in occasione dell'assemblea annuale – ha sollecitato regole più flessibili per consentire alle compagnie assicurative di investire, ad esempio, in settori come le infrastrutture.

Riccardo Pedrizzi
www.riccardopedrizzi.it

RASSEGNA STAMPA

Il Tempo - Patrimoniale scongiurata