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LA VITA - LA FAMIGLIA - LA SCUOLA
Riccardo
Pedrizzi è stato responsabile
nazionale del partito per le politiche della famiglia e presidente
nazionale della consulta cattolica di AN per i problemi etico-religiosi si
è impegnato in particolare sui temi dell salvaguardia della
vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, della difesa
e della valorizzazione del ruolo della famiglia quale cellula fondante
della società e della tutela del diritto naturale dei genitori
di poter scegliere quale tipo di educazione dare ai propri figli
partecipando a convegni e tenendo conferenze su tutto il territorio
nazionale.
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| Riccardo Pedrizzi incontra
il PAPA
Karol Wojtyla
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LA VITA
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  Ha presentato un ddl sottoscritto da decine di senatori di
quasi tutti gli schieramenti politici, per introdurre norme per
la tutela dell'embrione e la dignità della procreazione assistita,
fissando paletti precisi a difesa della vita, della famiglia e della
dignità della persona umana, impedendo ogni spreco di embrioni,
vietando la fecondazione eterologa e permettendo quella omologa
solo all'interno di una coppia di coniugi.
  Sulla stessa materia e con gli stessi obiettivi ha condotto
con numerosi interventi in commissione ed in aula una battaglia
in Parlamento sulla legge prima approvata alla Camera e poi arenatasi
al Senato.
  Ha presentato una mozione in materia di aborto per impegnare
il governo "a sottoporre a rigorosa verifica le modalità
di esercizio da parte dei soggetti interessati (medici e consultori)
della fase della dissuasione all'aborto, di cui all'art. 4 della
legge 194; ad adottare i provvedimenti necessari di ordine amministrativo
perchè la dissuasione non si riduca a generiche esortazioni,
ma si traduca nella concreta indicazione delle alternative all'aborto,
con particolare riguardo alla rimozione delle difficoltà
della gestante; a dare spazio, all'interno delle strutture che intervengono
nell'iter dell'aborto legale, al volontariato impegnato nella difesa
della vita del nascituro, eliminando ogni ostacolo a che gli operatori
dei Centri di aiuto alla vita, nel rispetto della riservatezza della
gestante, svolgano la loro opera di aiuto alle donne".
  Ha poi predisposto un ddl per riconoscere ai farmacisti il
diritto all'obiezione di coscienza in materia di vendita della pillola
del giorno dopo.
  Pedrizzi spiega di aver preso tale iniziativa "in nome
della libertà perchè se non si può conculcare
la libertà della donna di assumere il prodotto (sempre che
ella ne sia correttamente informata sulla natura e sugli effetti),
allo stesso modo non si può conculcare la libertà
del farmacista di non venderlo per i principi in cui crede o anche
solo perchè nutre un dubbio che il farmaco sia abortivo".
  Si è infine battuto in Parlamento contro ogni ipotesi
di legalizzazione dell'eutanasia ("perchè la vita è
un bene indispensabile e intangibile") e della clonazione umana
riproduttiva ("perchè l'uomo è un essere unico
e irripetibile") presentando una mozione che è stata
approvata dal Senato della Repubblica.
LA FAMIGLIA            
                     
                   
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  Si
è impegnato in Parlamento e con una serie di interventi sulla
stampa nazionale pressochè quotidianamente perchè
venga rispettata la Costituzione Italiana, la quale prevede che
la famiglia intesa come "società naturale fondata sul
matrimonio venga posta al centro delle politiche sociali, economiche
e fiscali.
    Si è inoltre battuto in Parlamento contro ogni
ipotesi di legalizzazione della droga ("che sarebbe la resa
connivente dello Stato alla cultura e al mercato della morte")
e ha proposto una politica nuova in materia di lotta alle tossicodipendenze,
che punti, oltre che sull'aspetto fondamentale della proibizione
("perchè ciò che non è proibito diventa
moralmente lecito"), anche su quello della prevenzione e del
recupero.
  Per quanto riguarda la prevenzione, Pedrizzi è dell'avviso
che serva "una grande battaglia culturale tesa a delegittimare
l'uso della droga presentandolo come un grave disvalore, e a recuperare
le ragioni per cui vale veramente la pena di vivere".
  Per quanto concerne, invece, il recupero, il senatore ritiene
che "il primo comandamento" debba essere quello di "attuare
una politica di sostegno concreto e fattivo alle comunità
terapeutiche che, sole, in tutti questi anni, nella più totale
latitanza dello Stato, si sono fatte carico con straordinario spirito
di dedizione e di altruismo di restituire alla vita chi, dalla vita,
era drammaticamente in fuga.
  In queste realtà, -sottolinea Pedrizzi- a migliaia
sono usciti dal tunnel della droga, reinserendosi pienamente nella
società e nel mondo del lavoro. Ed è a questo modello,
dimostratosi vincente, che lo Stato deve tendere la mano, promovendone
la diffusione e favorendone l'iniziativa".
                 
                    
                 
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