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Non dimenticare la storia

Dobbiamo a Carlo Martello ed ai suoi eserciti se le legioni arabe furono fermate a Poitiers, nell'anno del Signore 732, a 100 anni esatti dalla morte di Maometto, il Profeta dell'allora emergente religione dell'Islam.

I cristiani per sette giorni e sette notti si batterono strenuamente e gli Arabi, per la prima volta da quando avevano iniziato la loro trionfale avanzata, furono battuti e ricacciati indietro.

Ma sopratutto fu la fine del mito della loro invincibilità, sorto dalla travolgente offensiva che aveva portato l'Islam a conquistare l'intera Africa settentrionale, fino a scavalcare lo stretto di Gibilterra ed asservire la penisola iberica.

Mai una battaglia fu cosi decisiva per le sorti del Mondo.

Se non fossero stati fermati, di certo gli Arabi non avrebbero incontrato ulteriori ostacoli e verosimilmente sarebbero dilagati nell'Europa centrale ed anche in Italia. Probabilmente oggi a Roma avrebbe sede non il Papa, ma un califfo.

Ma quello non fu l'ultimo scontro tra i popoli europei cristiani e l'Islam.

Infatti gli Arabi continuarono per secoli ad esercitare una forte pressione nel Mediterraneo e sull'Europa cristiana; essi mantennero a lungo sotto la loro dominazione sia la Spagna che la Sicilia, ove rimasero per circa due secoli e mezzo. Nel XIV secolo una nuova offensiva islamica trovò il suo artefice nell'emergente potenza militare degli Ottomani, che sottomisero rapidamente buona parte della penisola balcanica e dell'Asia minore.

Nel 1453 un'armata turca di 140 mila uomini, sotto il comando di Maometto II, il Conquistatore, pose sotto assedio Costantinopoli, ormai l'ultima vestigia di quello che era stato l'Impero Romano e dopo circa 2 mesi la conquistò. Le vie e le piazze furono lastricate di cadaveri orrendamente mutilati. I monasteri furono presi d'assalto e i loro inquilini, senza distinzione di sesso, furono violentati e sgozzati. Le ricchissime biblioteche furono depredate e decine di migliaia di volumi furono dati alle fiamme, distrutti o gettati in mare. I luoghi sacri furono trasformati in moschee.

Ma la cristianità riuscì di nuovo a tamponare, prima, ed a respingere, poi, la risorgente minaccia islamica.

A Lepanto, nell'anno del Signore 1571, la flotta turca di Alì Pascià, forte di 222 galee e 60 galeotte, fu sbaragliata dalla flotta della Lega degli Stati cristiani agli ordini di don Giovanni d'Austria, con navi genovesi e veneziane.

La sconfitta subita segnò una grave battuta d'arresto all'espansione ottomana in occidente, ma non la fermò del tutto perché Tunisi e Tripoli caddero di nuovo in mano ai Mussulmani ed il Mediterraneo divenne più pericoloso di prima per le flotte cristiane.

Nel secolo successivo, nell'anno 1682, una poderosa armata turca di 250 mila uomini pose sotto assedio Vienna. Pochi cristiani si mossero in soccorso di quello che era ormai l'ultimo bastione dell'Occidente cristiano; infatti, in aiuto di Leopoldo d'Austria giunse solo il re di Polonia, Giovanni Sobieski, con 25 mila uomini. Tuttavia, malgrado l'inferiorità del numero, l'esercito cristiano (forte di circa 70 mila uomini), attaccò l'avversario e lo mise in fuga.

Successivamente i Turchi furono di nuovo sconfitti prima da Sobieski e da Carlo di Lorena, e, dopo pochi anni, nel 1699, da Eugenio di Savoia.

Da quel momento la minaccia turca non fu più incombente sull'Europa; i Turchi si dovettero contentare di conservare quello che era loro rimasto.

Tuttavia essi mantennero a lungo il dominio nei Balcani e Greci, Serbi, Romeni, Montenegrini, Bulgari ed Albanesi dovettero attendere il XIX secolo per conquistare la loro libertà.

Questo breve escursus storico vale a ricordare, a chi l'avesse dimenticata, la storia non troppo lontana dell'Europa.

Si tratta di una memoria storica, sia chiaro, dato che nessuno vuole rilanciare nuove crociate contro gli infedeli: ce lo vietano i principi cristiani e di tolleranza ormai saldamente acquisiti dalla nostra civiltà-

Ciò, però, non ci impedisce di guardare alla nostra diversità ed alla identità della civiltà occidentale che si è poi potuta evolvere, per quanto lentamente e con terribili “incertezze”, verso un sistema sociale imperniato sul rispetto della dignità della persona umana, sulla libertà – anche religiosa – e sulla tolleranza.

Abbiamo il massimo rispetto per l'Islam, come per tutte le civiltà e le religioni diverse dalla nostra, e una grande ammirazione per i segni lasciati dal fiorire della sua grande cultura, grazie alla quale furono rilanciati in Europa i tesori della cultura e del pensiero della Grecia e di Bisanzio, favorendo il successivo rigoglio delle arti e delle scienze prima in Francia e poi, sopratutto, in Italia.

Per questo auspichiamo che in futuro, che sia il più prossimo possibile, cultura occidentale e islamica si possano avvicinare e confrontare sempre più senza, però, rinunciare ai nostri principi di libertà e tolleranza, che giudichiamo una conquista da difendere a qualsiasi prezzo nell'interesse dell'intera umanità. Ma, sopratutto, senza rinunciare alla nostra tradizione cristiana e senza compromettere l'identità del nostro popolo.

Riccardo Pedrizzi