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Le premonizioni di Antonio Rosmini

Rosario Amerio lo cita ben 35 volte nella sua opera, ancora oggi insuperata e forse per molto tempo ancora insuperabile, «Iota Umun», che ogni buon cattolico dovrebbe leggere e consultare per disporre di un sicuro strumento di orientamento nel giudicare «le variazioni della chiesa cattolica nel secolo XX». Eppure, il 14 dicembre del 1887 veniva redatto il decreto «Post obitum», che dichiarava «da riprovare, da condannare, da proscrivere» quaranta «proposizioni» tratte dalle opere di Antonio Rosmini.

Dopo circa quarant'anni, cioè, pur essendo intervenuto nel frattempo, nel 1854, il decreto di Pio IX «Dimittentur», con il quale il Pontefice aveva cercato di sopire le violente polemiche di quel tempo, la condanna che nel 1849 aveva riguardato solamente le sue due opere «Delle cinque piaghe della Santa Chiesa» e «La costituzione secondo la giustizia sociale», colpiva tutta l'opera del Roveretano.

Questo nuovo pronunciamento del 1887 veniva nel clima di rilancio e di riscoperta della filosofia tomista promosso e sollecitato dall'enciclica «Aeterni patris» (1879) di Leone XIII, che intendeva così fornire alla cultura cattolica dell'epoca strumenti e contenuti per affrontare la sfida della modernità e contrastare cosi l'attacco del pensiero laicista. Apparve al Magistero ed, in verità a molti, allora, che fossero inconciliabili le strade percorse da S. Tommaso e da Antonio Rosmini e solamente pochi si accorsero, invece, che il pensatore che veniva condannato poteva essere considerato «uno dei pochissimi precursori dell'autentico neotomismo» e che la impostazione nei confronti dell'Aquinate era, forse, «tanto di convergenza quanto di integrazione».

 

 

LA CENTRALITÀ DELL'UOMO

 

«Innanzitutto in Rosmini e attraverso Rosmini può essere recuperata quella tensione alla ricerca della verità che è l'essenza stessa del filosofare e che rappresenta una delle grandi tradizioni dell'Occidente. In secondo luogo, attraverso la sua concezione personalistica dello Stato, della vita sociale, del diritto, Rosmini ripropone una visione della politica che pone al suo centro l'uomo e si preoccupa soprattutto di ampliare gli spazi di libertà e di espressività della persona, piuttosto che il complesso dei beni materiali di cui essa può disporre. Si tratta dunque di un importante correttivo rispetto alle tendenze consumistiche in atto e che così fortemente sembrano condizionare la stessa politica. Infine, per quanto riguarda specificamente l'ambito ecclesiale, la lezione rosminiana ripropone, da un lato, il profondo significato della ricerca della santità personale e, dall'altra, la necessità che essa si accompagni all'esercizio della carità e del servizio al prossimo» (Giorgio Campanini, «Rosmini Politico», Giuffré Editore).

In verità, sia la condanna del 1849 che quella del 1887 non avevano mai impedito che le tesi rosminiane circolassero nella cultura italiana, anche e soprattutto nell'ambito del pensiero laico, da Ruggero Bonghi a Francesco De Santis, a Giovanni Gentile, per i quali non poteva non apparire particolarmente suggestiva la saldatura proposta in tutto il programma pastorale di Rosmini tra contemplazione ed azione, il cui motto «santificazione propria   santificazione altrui» risultava assai significativo ed aderente alla realtà di quei tempi.

Certo, questo influsso operava in maniera sotterranea, anche se poi doveva riemergere, come nei fenomeni carsici, all’improvviso e di tanto in tanto, per uscire definitivamente alla luce del sole intorno ed a partire dagli anni Trenta del Novecento, allorquando una serie di congiunture favorevoli segnò la riscoperta ed il rilancio di tutte le tematiche fondamentali rosminiane. In campo filosofico la crisi del positivismo e, dopo la seconda guerra mondiale, quella dell'idealismo, ponevano le premesse perché divenisse centrale di nuovo il problema metafisico, come superamento e della modernità, ma anche come tentativo di colmare i vuoti prodotti dello stesso pensiero moderno, integrandolo e potenziandolo.

Michele Federico Sciacca e la sua scuola dovevano risultare determinanti nella riscoperta del Rosmini, che rappresenterà da allora un sicuro riferimento per tutto lo spiritualismo cristiano. Dal punto di vista politico giuridico, inoltre, il tramonto delle concezioni incentrate sull'onnipotenza dello Stato non poteva non restituire attualità ad una impostazione antiassolutistica ed antitotalitaria, per così dire pre moderna, fautrice del primato della società civile.

 

ATTUALITÀ DELLE «CINQUE PIAGHE»

 

Infine, in tema di ecclesiologia, le intuizioni rosminiane, sia espresse nelle «Cinque piaghe» che in «Società teocratica», dovevano necessariamente riportare il rilancio, in questi ultimi decenni, del primato della parola di Dio e l'affermarsi di una concezione di Chiesa vista come mistero e come comunità di credenti, piuttosto che come istituzione.

Ma il pensiero di Rosmini o, almeno, una parte di esso, risulta ancora più attuale per aver saputo individuare le cinque piaghe della Chiesa, che se poterono apparire, allora, forse esagerate, certamente rappresentano oggi i principali ed i più urgenti proble­mi che attanagliano il cattolicesimo contemporaneo.

Scrive Amerio: «La piaga della disunione dei vescovi, lamentata dal Rosmini nelle celebri "Cinque piaghe", è vistosamente aperta nel corpo della Chiesa contemporanea. E si è anche aggravata. Allora era disordine puramente negativo, mancando tra i vescovi frequenti comunicazioni e corrispondenze: la concordia era però prodotta dal comune nesso col Romano Pontefice.

Oggi la discordia ha il carattere di una dissensione e contrarietà in atto. Sono sì moltiplicati gli incontri, i consessi, i simposi, le riunioni delle Conferenze episcopali, ma gli organismi di governo in ciascuna nazione sono scissi nel loro seno, come vedesi in Olanda, negli Stati Uniti, nel Brasile; e documenti episcopali si oppongono a documenti episcopali, come se nella Chiesa mancasse ormai un "sensus communis". Tale intestino dissenso è l'effetto necessario della divisione dal Pontefice Romano, cui si continua a professare attaccamento "voce tenus", ma del quale si sottomettono ad esame e a giudizio gli insegnamenti». Tanto per citare solamente uno dei drammi della Chiesa dei nostri tempi.

 

CONTRO LA FILOSOFIA DEL DIVENIRE

 

Ma Rosmini si presentava in tutta la sua attualità anche quando affrontava il problema dell'insufficiente educazione e preparazione del clero, quando tratta dei rapporti tra l'uomo e la legge, rifiutando quella che oggi si definirebbe «la morale di situazione», o quando esamina, censurandolo, il sistema dei partiti politici, che sono sempre, come ricorda a tal proposito Amerio, «espressione di dissenso e non di concordia e non possono quindi dare alla volontà politica quella forma da cui viene organicità e pace a tutto il sociale. Sono, infatti, concezioni diverse del fine della comunità civile e dei mezzi atti a conseguire il fine. Onde il cedere dell'un partito all'altro implica che si confessi o di aver avuto più corta vista dell'avversario o di avere meno coraggio a resistere». (Queste notizie sono tratte dal cap. V del libro di Riccardo Pedrizzi “I proscritti. Pensatori alla sfida della modernità” - Editoriale Pantheon).

Varrebbe poi anche la pena andare a rileggersi le pagine rosminiane sull'indissolubilità del matrimonio, o seguire le sue argomentazioni, sviluppate in particolare nel saggio sulla filosofia di Ugo Foscolo contro il mobilismo, inteso come filosofia del divenire, che non sarebbe altro che una «filosofia della speranza fallace», o, ancora, approfondire i suoi dubbi sul dialogo interconfessionale generati dalla ferma convinzione che solo «la religione cattolica è vera».

Così come sarebbe estremamente interessante soffermarsi, partendo dalle Costituzioni che Egli diede all'Istituto di carità che fondò con approvazione della Santa Sede del 1839, sull'insegnamento del Rosmini in materia di contenuti e metodologia della catechesi e di obbedienza religiosa, il cui fondamento era incentrato sulla certezza che nella Chiesa non c'è bisogno di niente di nuovo e tantomeno di illusorie rinascite.

Ma tutto ciò esula da questa che vuole essere soltanto una segnalazione, così come l'esame dell'articolata ed originale interpretazione rosminiana della rivoluzione francese e l'approfondimento della sua visione politica.

Riccardo Pedrizzi

www.riccardopedrizzi.it