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La scuola nel caos

Sono riprese le lezioni in molte scuole dopo un tira e molla che ha visto il Consiglio dei Ministri spaccato a metà. Circa 5 milioni di ragazzi hanno rivisto dopo la pausa di Natale i loro compagni dell'infanzia, delle elementari e delle medie. Per le superiori si riparte da remoto.

E quasi un anno che assistiamo a questo stop and go per la chiusura e l'apertura delle nostre scuole; per stabilire se l'insegnamento dovrà essere di 60, o 50 o 45 minuti; per decidere se gli ingressi dovranno essere scaglionati e fino a che ora dovranno durare le lezioni. Tutti questi interrogativi dovranno essere sciolti da Presidi e Direttori didattici studiando ed interpretando DPCM, decreti, circolari che cambiano continuamente ed “ad oras”.

Così come cambiamenti, contraddizioni, ordini e contrordini, ci sono stati dal 5 marzo scorso, quando iniziò l'era della didattica a distanza, dopo la decisione presa solo il giorno prima, che costrinse le famiglie ad organizzarsi in 24 ore. Successivamente l'8 aprile il governo vara un decreto con il quale salva l'anno scolastico, concedendo la promozione a tutti gli studenti. Il 16 maggio si semplificano gli esami di Stato. Il 17 giugno mezzo milione di studenti svolge la maturità. Il 14 settembre la scuola riapre, ma non ovunque, le cattedre vuote sono oltre 130mila. Il 22 ottobre viene confermato il concorso straordinario per stabilizzare 32mila docenti precari. La selezione si ferma il 3 dicembre. Il 4 novembre, ancora una volta, la scuola si ferma. Il 4 dicembre scorso si decide il rientro. Dal 7 gennaio si torna in presenza al 75%, poi si scende al 50% dopo l'assenso delle regioni. Infine il 5 gennaio il governo posticipa dal 7 all'11 gennaio la ripresa in presenza al 50% delle superiori, ma solo sette regioni si adeguano.

Siamo alla confusione più totale con Presidi ed insegnanti che protestano per gli organici insufficienti e per le inadeguate dotazioni strumentali.

Ma cosa potremmo e dovremmo aspettarci da un ministro dell'istruzione, come Lucia Azzolina, che brancola nel buio, che non ha autorevolezza nemmeno trai suoi colleghi di governo. Del resto il suo curriculm è “eloquente”, come si può agevolmente vedere, anche per poter effettuare un parallelo tra questo ministro ed i suoi predecessori.

Azzolina è diplomata al liceo scientifico L. Da Vinci di Floridia, laurea triennale a Catania, magistrale in storia della filosofia, prof. nei licei di La Spezia e Sarzana, dopodiché si specializza nell’insegnamento del sostegno a Pisa. Nel 2013 prende anche la laurea in Giurisprudenza poi svolge la pratica forense. A maggio 2019 diventa dirigente scolastico dopo aver superato il concorso sul quale si stanno facendo “accertamenti”.

Il quotidiano “Repubblica” ha scoperto che ha copiato ampi stralci della sua tesina finale, consegnata dopo il tirocinio per l’abilitazione all’insegnamento.

Il paragone con gli altri ministri dell’Istruzione perciò fa impallidire tutti noi, ma sopratutto dovrebbe far impallidire l'attuale ministro: da Benedetto Croce e Giovanni Gentile, Antonio Segni, tanto per citarne subito qualcuno.

Aldo Moro, anch’egli fine giurista e statista martire delle Br, Giuseppe Medici, illustre economista, titolare di cattedra di Politica Economica e Finanziaria alla facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma e presidente dell'Accademia nazionale di agricoltura.

Riccardo Misasi, docente di fama, che una università, in Calabria, l’ha prima fondata e poi diretta, Oscar Luigi Scalfaro, poi diventato Presidente della Repubblica, Franco Maria Malfatti, che fu anche presidente della, l’attuale capo dello Stato Sergio Mattarella, il massimo linguista italiano Tullio De Mauro.

Benedetto Croce fu ministro della Pubblica Istruzione ed è considerato tra i maggiori protagonisti della cultura italiana ed europea.

Giovanni Gentile, filosofo di fama mondiale, fu nominato da Mussolini ministro della Pubblica Istruzione nel 1922, attuando nel 1923 la riforma Gentile, considerata la migliore della storia italiana da tutti gli esperti di tutti gli orientamenti politici e culturali. Fu Presidente dell'Accademia d'Italia e Direttore Scientifico dell'Enciclopedia Italiana.

Guido Gonella che conobbi personalmente, fu ministro della Pubblica istruzione filosofo e giurista.
Giovanni Spadolini a soli 25 anni era già professore di Storia Contemporanea all’Università degli studi di Firenze, Direttore de “Il Resto del Carlino” e de “Il Corriere della Sera”. Fu ministro della Pubblica Istruzione, presidente del Consiglio e presidente del Senato.

Salvatore Valitutti nel 1938 conseguì la libera docenza in Storia delle dottrine politiche e nello stesso anno, poco più che trentenne, fu nominato, Provveditore agli Studi di Mantova, è stato il più giovane provveditore italiano. Nel 1979 fu nominato ministro della Pubblica Istruzione.

Gaetano Martino fu Rettore all'Università di Messina ed alla “Sapienza” di Roma.

Gerardo Bianco si laureò in lettere classiche e diventò docente, poi deputato in diverse legislature, un punto di riferimento culturale, oltre che politico, del cattolicesimo democratico. Divenne ministro della Pubblica Istruzione nel 1990.

Francesco D’Onofrio, laureato in Giurisprudenza a Napoli nel 1962, conseguì il Master of Law nell'Università di Harvard. Professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l'Università "La Sapienza", fu ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Berlusconi.

Ecco, basterebbe questo piccolo excursus, non solo per constatare come siamo caduti in basso, dalle stelle alle stalle, dai giganti - come si diceva ai tempi di Bettino Craxi - ai nani ed alle ballerine, ma anche per darci una spiegazione del perché il caos abbia investito la nostra scuola.

 

Riccardo Pedrizzi

www.riccardopedrizzi.it