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La crociata per le ostriche

La “decrescita felice”, lo “sviluppo sostenibile”, il ritorno alla “madre terra” sono solo alcune delle imbecillità che senti pronunziare dal “colto e dall'inclita”, dalla signora del salotto bene, alla cretina tipo Greta, dal cattolico democratico che si è appecoronato al pensiero unico, a chi si porta la sera il cane a letto, dopo avergli lavato i denti, da chi vorrebbe far tornare le zanzare nell'agro pontino “per riequilibrare l'ecosistema” a Licia Colò e Lina Wertmüller che firmano la petizione per mettere al bando gli allevamenti di ostriche in Serdegna, dal boy scout inquinato dalla teologia della liberazione al gesuita che vuol farsi perdonare di aver cristianizzato le Americhe. E' il ritornello di una “lezione” di chi schifa il presente, come li definisce Pierluigi Battista in un suo gustoso articolo apparso recentemente sul supplemento “Corriere 7”.

Chi sono questi “giovin signori” che fanno gli schizzinosi sul nostro stile di vita e che hanno affidato addirittura alla devastazione cieca di un virus il compito di ripristinare un buon tempo antico”? Sono gli stessi che nei vari servizi televisivi e nei commenti sullo stato della natura e del nostro ambiente hanno gioito perché finalmente con la chiusura delle fabbriche nel Nord d'Italia sono “tornate le lucciole”, i fiumi non sono più inquinati, i cieli sono diventati più tersi ed azzurri e l'aria più respirabile.

Bisognerebbe perciò, secondo questo pensiero dominante, chiuderle definitivamente queste “maledette” industrie.

A questi giovani “signorini” Battista rimprovera di non conoscere “com'era davvero il mondo di prima e fanno i nostalgici di un universo arcaico umiliato dalla miseria... dove le donne morivano di parto perché non c'erano le strade per far arrivare in tempo un medico, senza acqua e senza elettricità “e consiglio loro di andarsi a documentare anche solo assistendo alla proiezione del film “Aspromonte, la terra degli ultimi”.

Beato ottimista, Battista, perché per questi “fighetti” non basterebbero lezioni scolastiche e tanto meno film per farli ragionare, essendo essi il prototipo dell'uomo massa che il grande pensatore Ortega y Gasset aveva già ben individuato 90 anni fa.

L'uomo contemporaneo, cioè, è come un bambino viziato dalla storia dell'umanità, - scriveva Ortega nel suo insuperabile “La Ribellione delle masse” - dalla quale ha ereditato le comodità, la sicurezza, tutti i vantaggi della civiltà, senza correre pericoli, soprattutto, senza avere un suo progetto di vita che dia significato alla propria esistenza. Ha tutto e non ha fatto nulla per ottenerlo, perciò «questo squilibrio lo falsifica, lo vizia alla radice del suo essere vivente, facendogli smarrire il contatto con la sostanza stessa della vita, che è un assoluto pericolo, una fondamentale problematicità». Egli può fare tutto quello che gli piace e vive nell'illusione di essere perennemente un «figlio di famiglia», che crede di potersi comportare fuori casa come dentro; per questo ha la propensione a fare dei giochi e degli sports l'occupazione centrale della vita; per questo ha cura del proprio corpo ed è attento all'eleganza. Per lui nulla è fatale ed irrimediabile ed irreversibile e «non potrebbe comportarsi diversamente questo tipo d'uomo nato in un mondo troppo bene organizzato, di cui soltanto sente i vantaggi e non i pericoli. L'ambiente lo vizia, perché è “civiltà”   vale a dire una casa   e il figlio di famiglia non avverte nulla che lo faccia uscire dal suo clima capriccioso, che lo inviti ad ascoltare istanze estreme, superiori a lui, e tanto meno che lo costringa a prender contatto con il fondo inesorabile del suo stesso destino».

Ma per questo tipo di uomini pare non sia sufficiente nemmeno la dura lezione del Coronavirus.

 

Riccardo Pedrizzi

www.riccardopedrizzi.it

RASSEGNA STAMPA

Secolo d'Italia - Le imbecillità della sinistra che festeggia il Covid “utile al Pianeta” e fa le crociate per le ostriche