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L'eccellenza della scuola cattolica

La Fondazione Agnelli, che da sette anni confronta le qualità delle scuole superiori italiane, città per città, ha pubblicato le nuove classifiche del 2020 di Eduscopio sugli istituti che meglio preparano agli studi universitari o al lavoro dopo il diploma. Anche quest'anno si conferma che a Milano, e in parte a Torino e a Palermo, primeggiano i licei “paritari”, forse proprio per questo, salvo qualche quotidiano nelle pagine di cronaca locali, non ha avuto grande eco.

La Fondazione ha analizzato i dati di 1.275.000 diplomati italiani in tre anni scolastici (2014/15, 2015/16, 2016/17) e 7.400 indirizzi di studio nelle scuole secondarie superiori statali e “paritarie”.

Sono stati monitorati più di 700mila diplomati al loro primo anno da immatricolati (negli anni accademici 2015/16, 2016/17, 2017/18).

Due sono stati i criteri di valutazione, il successo negli studi universitari e, per gli istituti tecnici e professionali, la condizione occupazionale con l'indice di occupazione che sale dal 48 al 49,5 per cento. Il metro di misura è lo stesso dal 2014: come le secondarie di secondo grado di tutta Italia preparano agli studi universitari o al lavoro, dopo il diploma.

Per gli esiti occupazionali, invece, Eduscopio ha analizzato i due maxi-indirizzi degli istituti tecnici (tecnico economico e tecnico tecnologico) e due dei professionali (servizi e industria e artigianato). Sono stati analizzati gli esiti lavorativi di più di 550mila diplomati.

Trai licei classici milanesi si piazzano ai primi tre posti istituti paritari: al primo si è aggiudicato il titolo la Fondazione Sacro Cuore, istituita dalla Fraternità di Comunione e Liberazione (con un rappresentante nel Cda dell’Università Cattolica e uno della Diocesi di Milano). Il liceo classico del Sacro Cuore con una trentina di allievi per classe, fa parte di un istituto che include materne, elementari, medie inferiori e tre indirizzi superiori: classico, scientifico, artistico; Al secondo posto c'è l'Alexis Carrel, sempre di ispirazione cristiana; al terzo il San Raffaele, gestito dall'Associazione Monte Tabor di orientamento anch'essa cristiana. Al quinto posto si è piazzato il Sant’Ambrogio. Anche a Palermo il primo liceo classico è un istituto paritario, Centro Educativo Ignaziano, che ha scavalcato l’Umberto I, statale, che guidava la classifica nel 2019. A Napoli sono paritari i primi due istituti tecnici, di indirizzo economico, il Diderot a Casoria e il Modigliani, per questi si è valutato la percentuale di occupazione a due anni dal diploma.

A Torino un paritario scientifico è al secondo posto, il Valsalice, ed al primo posto si colloca l'Edoardo Agnelli tra gli istituti tecnici tecnologici.

Naturalmente non sono mancate le critiche di tipo vetero-sindacale che non nascondono l'invidia sociale, come quelle della F.lc della CGIL secondo la quale il Sant’Ambrogio sarebbe; «uno strumento classista», perché persiste in «una logica di età gentiliana che classifica le scuole sulle richieste del mondo del lavoro».

La verità, invece, è che in questo tipo di scuola si applica la Dottrina sociale cattolica che vede riconosciuta la centralità degli alunni che sono in costante dialogo con i docenti e che ricevono un insegnamento personalizzato, fatto da laici ma ispirati dal messaggio cristiano, che incide sulla serietà ed il rigore, l'autorevolezza e la famigliarità, in primo luogo fra docenti e quindi anche fra i ragazzi. Ed oltretutto non si tratta nemmeno di scuole per ricchi, perché ci sono famiglie di ogni ceto sociale.

Sta di fatto però come giustamente dichiara Suor Monia Alfieri che è una esperta di politiche scolastiche “Può costituire un vanto per la scuola paritaria, sopravvissuta ad anni di pandemia ideologica e poi al Covid, essere un’eccellenza che vanta addirittura la lista d’attesa, ma, di contro, ha dovuto cedere a rette superiori ai 5.500 euro. Infatti le scuole che si conquistano i primi posti nella classifica sono licei dalle rette che vanno dai 5 agli 8 mila euro. E oltre.

Nel 2020 l’Istat prevede una “caduta” per i consumi delle famiglie (-8,7%), quindi chi può permettersi questa scuola? Non certamente il figlio dell’extracomunitario che abbiamo accolto, dell’operaio o dell’impiegato che ha 3 figli. La soddisfazione per i risultati raggiunti dalla scuola paritaria però ha senso solo se si desidera che tutti gli studenti possano accedervi, e non solo i più ricchi o quelli che abitano in Lombardia, Veneto e Piemonte”.

Eppure c'è ancora chi non vuole riconoscere queste eccellenze del nostro sistema educativo e che non le vuole mettere a disposizione delle fasce meno abbienti della nostra società e delle aree più arretrate della nostra penisola.

 

Riccardo Pedrizzi

www.riccardopedrizzi.it