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Il virus fa aumentare le transazioni oscure

La Federazione delle Borse Europee ha reso noto recentemente dei dati preoccupanti: gli scambi azionari nei “dark pools”, le cosiddette piscine nere del nostro continente, nei primi tre mesi dell'anno, sono arrivati a 199,72 miliardi rispetto ai 121 dello stesso periodo del 2019 (+65%) con un aumento del 40% rispetto al mese precedente (a sua volta già in rialzo del 20%) e crescendo del 118% rispetto all'anno prima.

Questo incremento nelle Borse oscure è stato maggiore rispetto a quello dei listini tradizionali di circa l'80%. Attualmente quindi le Borse trasparenti ed ufficiali che rappresentano l'80% dell'intero mercato mentre le piscine nere il rimanente 20% il che non è poco.

Come si ricorderà una delle cause della crisi del 2007 fu proprio quella dei mercati finanziari opachi. Si stima che più della metà degli scambi sui titoli di Stato italiani sia “over-the-counter”, cioè si muovono nella nebbia, fuori Borsa. Una buona fetta degli scambi di azioni, anche italiane, viene effettuata perciò senza alcuna trasparenza, venendo scambiato nei cosiddetti “dark pool”, cioè i listini delle piscine nere.

Questo sistema finanziario non-bancario, il cosiddetto “shadow banking” è composto da titoli quotati da fondi speculativi, da veicoli strutturati movimentati per giunta da soggetti spesso non bancari.

Questo sistema bancario “ombra” nel 2016 aveva già raggiunto a livello mondiale la dimensione record di 45 mila miliardi di dollari con un incremento del 7,6 per cento (un tasso di crescita leggermente inferiore al 9% registrato tra il 2011 e il 2015). Lo spaccato emerge dal rapporto annuale predisposto dal Financial stability board, che dagli anni della crisi, partita con i mutui subprime, ha cominciato a monitorare quell'immenso mondo che include «l’intermediazione del credito che coinvolge entità ed attività esterne al sistema bancario». Un mondo opaco che l'Unione europea e gli Usa non riescono a regolamentare e che anche la normativa della Mifid 2 del 2018 non è riuscita né a ridimensionare né tanto meno ad eliminare per cui le autorità europee competenti dovrebbero metterci mano al più presto, cosi come pare stiano incominciando a fare con i paradisi fiscali che operano persino all'interno dell'Unione europea, come ad esempio “la nostra amica” Olanda che spesso sale in cattedra sopratutto per farci lezioni di buona amministrazione.

Riccardo Pedrizzi

 

RASSEGNA STAMPA

Il Tempo - Boom in Europa delle "Borse oscure" - In tre mesi affari per 200 miliardi