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Il risparmio, un valore e una virtù

Senza troppi giri di parole ed andando subito al cuore del problema dico subito che nella vicenda di Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Carichieti, molti piccoli risparmiatori sono stati gettati sul lastrico, perdendo buona parte dei propri risparmi, per questo dovranno essere ristorati e bisognerà che al più presto il governo ponga termine a questa situazione di ingiustizia.

Ora è tutto un rimpallarsi di responsabilità e di accuse, dopo il decreto del governo che bene o male ha salvato queste quattro banche.

Di chi è la colpa?

Dell'Unione Europea? della Commissione Europea che pretende di applicare quelle norme votate dalla maggioranza dei deputati italiani al Parlamento europeo nella primavera del 2014 sui salvataggi delle banche? Di Bankitalia che non ha vigilato sulla stabilità delle singole banche? Della Consob che non ha controllato la qualità dei prodotti finanziari venduti?

Dinanzi a vicende come queste bisognerà però avere grande responsabilità, tenendo sempre presente il “bene comune”.

Solo partendo da questa premessa, è possibile avviare una seria riflessione sui rapporti tra risparmiatori e sistema finanziario e sulla necessaria riforma delle Autorità di controllo.

È infatti indubbio che con i fatti degli ultimi mesi sia venuta alla luce, in un certo senso, una debolezza nel sistema istituzionale dei controlli del nostro Paese. Eppure dopo gli scandali Parmalat, Cirio, Giacomelli, i tango bond argentini, Lehman Brothers e gli altri gravissimi fenomeni del risparmio tradito, che bruciarono oltre 50 miliardi di euro ad 1 milione di famiglie, Parlamento, Governi ed autorità vigilanti, avevano garantito che non sarebbe stato più consentito far finire nel portafoglio dei piccoli risparmiatori titoli rischiosi od obbligazioni tossiche, soprattutto quelle emesse dalle banche per finanziare le loro attività di raccolta, spesso spregiudicata, del pubblico risparmio. Pensavamo che dopo quegli scandali, le norme varate in grande quantità potessero salvaguardare i risparmiatori.

Va detto però, per onore di cronaca, che in questa ultima vicenda sono coinvolti 10.500 risparmiatori con 340 milioni di bond (il resto, per un totale di 768 milioni, è stato comprato da fondi, banche, investitori istituzionali). Il caso Parmalat - si ricorderà - coinvolse 150mila risparmiatori per 14 miliardi di euro, Cirio fu un crack da 1,12 miliardi che interessò 35mila risparmiatori. Come si vede le dimensioni di questi ultimi “buchi” sono molto diverse.

Sta di fatto, però, che ancora una volta il rapporto fiduciario che lega banca e cliente è stato violato dalla banca, che è la parte più forte e ciò che è emerso anche in questa brutta vicenda delle quattro banche italiane è una cattiva gestione, sono i notevoli ed evidenti conflitti di interesse, è la scarsa preparazione finanziaria dei risparmiatori, infine è riemersa l'insufficienza delle autorità di vigilanza.

Voglio, innanzitutto, rammentare che in Italia la difesa del risparmio è sancita dalla nostra Costituzione, che nell'art. 47 recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina e controlla l'esercizio del credito”.

Il risparmio, frutto del lavoro e di una autolimitazione nei consumi, è una virtù ed un valore sociale e va valutato quale “ricchezza della Nazione” e quale “ricchezza dell'Europa”.

Esso è in primo luogo una virtù, perché è una forma di responsabile previdenza, di cui la persona, o la famiglia, si fa carico facendo sacrifici ed evitando le sirene del consumismo e le spese voluttuarie; ed è un valore perché è sudato “lavoro del passato”, che mutandosi in credito e capitale d'investimento e combinandosi di nuovo col lavoro del presente e del futuro, è il fattore imprescindibile dell'ulteriore sviluppo economico e del benessere della comunità.

Questa sana concezione del risparmio non da oggi è stata travisata e distorta, così come il concetto di investimento, perché il sistema, in particolare il mondo occidentale più sviluppato, ha creato la figura del “consumatore”, che progressivamente è andata sostituendo quella del “risparmiatore” e del “proprietario”, sacrificati sull’altare del consumo. Ecco perché non si celebra più la «giornata del risparmio».

Nonostante la crisi, però, le famiglie italiane hanno continuato a risparmiare e la loro ricchezza finanziaria è salita fino a quasi 4.000 miliardi di euro. Da qualche mese gli italiani stanno recuperando quanto perso nella crisi. Nel 2006, il valore delle attività finanziarie aveva superato i 4.000 miliardi di euro. Nel 2011 era crollato poco sopra i 3.400 miliardi (erano stati bruciati oltre 600 miliardi di ricchezza). Poi è iniziato un graduale recupero, fino ad avvicinarsi ai 3.900 miliardi. A settembre del 2015, ogni italiano aveva a propria disposizione poco più di 64.000 euro investiti in attività finanziarie: 6.200 in più del 2011, ma ancora 5.800 in meno del 2006.

Ancora oggi la famiglia italiana dispone di una ricchezza doppia di quella americana, tanto per dare un'idea. Altrettanti miliardi sono investiti nel mattone.

Nei Paesi con struttura finanziaria evoluta, a partire dagli anni Ottanta al secolo scorso, si è sviluppata la tendenza al contatto diretto sul mercato tra le banche e le imprese che richiedono mezzi di finanziamento e i risparmiatori che acquistano obbligazioni o titoli azionari immessi sul mercato dalle stesse banche ed imprese. Si è trattato di una trasformazione profonda rispetto a quanto accadeva in precedenza.

Oggi, pertanto, dinanzi ad una richiesta sempre crescente di risparmio, assistiamo ad uno spostamento del rischio stesso, direttamente in capo agli investitori privati.

Si è trattato di un cambiamento epocale rispetto al quale, probabilmente, non vi è stata piena consapevolezza.

Complessivamente gli scandali finanziari hanno mostrato l'esistenza di carenze sotto molti punti di vista: non hanno funzionato i controlli, né quelli interni, né quelli della sorveglianza delle banche e del mercato. Ulteriori disfunzioni sono imputabili ad evidenti conflitti di interessi.

Vi è un importante ed ulteriore aspetto da sottolineare. In Italia l'universalità dell'impresa bancaria, ha determinato situazioni di conflitto di interessi proprio nel momento in cui la banca stessa attraversava una situazione di crisi. Tale conflitto ha sollecitato comportamenti anomali nel collocamento di valori mobiliari sul mercato retail, cioè dei piccoli risparmiatori. È quello che è accaduto proprio con le banche commissariate.

Per questo motivo appare necessario, in particolare, rafforzare la normativa e i poteri dell'Autorità che sovrintende al mercato finanziario (la CONSOB), soprattutto per quanto riguarda la difesa dei risparmiatori, in particolare di quelli piccoli.

Il comparto bancario italiano è entrato, di nuovo, dopo la trasformazione degli anni novanta del mille e novecento, in una fase di trasformazione, a testimonianza dell'appetibilità, per i competitori stranieri, non solo delle banche italiane, ma soprattutto del mercato domestico e del risparmio.

La situazione dell'economia italiana “bancocentrica” è nota a tutti, quindi il ruolo di gruppi stranieri nella nostra economia potrebbe essere non favorevole e alle volte destabilizzante.

Mai più dovrà essere possibile “piazzare” titoli poco affidabili e molto rischiosi, accollandone il rischio al risparmiatore, ovvero senza che quest'ultimo sia in grado di valutare approfonditamente la rischiosità dell'investimento.

In gioco c'è il bene più prezioso di cui disponiamo: il risparmio degli italiani. È necessario perciò innanzitutto effettuare un accertamento rigoroso e attento delle responsabilità, della trasparenza, della correttezza e dell'etica degli intermediari bancari, che evidentemente sono mancati nei casi recenti, sapendo bene però che il nostro sistema creditizio ha resistito ai colpi della crisi, dimostrandosi più solido di altri. Infatti noi non abbiamo dovuto effettuare salvataggi bancari miliardari, a differenza di quanto avvenuto per le banche di altri Paesi dell’Unione, dove debiti privati sono stati trasformati in debiti pubblici.

Poi occorrerà vigilare affinché le banche non usino più le famiglie come il tradizionale “parco buoi” al quale consigliare i prodotti più convenienti per l'istituto di credito che per i risparmiatori.

Oltretutto questi risparmi dovrebbero essere usati per finanziare o ricapitalizzare le imprese italiane, riattivando, cioè, quel circolo virtuoso, di cui si diceva, che prima della finanziarizzazione della nostra economia (per la verità sempre a livelli inferiori di quella anglosassone) aveva reso possibile la rinascita economica del nostro Paese.

Dobbiamo perciò ridare ai risparmiatori italiani la fiducia nel nostro sistema bancario.

In Italia nessuna autorità è preposta specificatamente alla protezione del risparmiatore. Non lo è Consob che accanto alla “tutela degli investitori”, annovera la “stabilità e il buon funzionamento del sistema finanziario”. Non è la Banca d'Italia, che deve assicurare la stabilità del sistema bancario. Bisognerebbe avere - si è detto e scritto -una singola istituzione più efficace e più politicamente responsabile. Secondo noi non basta la creazione di una nuova istituzione dedicata solo alla difesa dei risparmiatori. Occorrerebbe, avendo il risparmio una valenza costituzionale, come ha detto il Procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, in un convegno organizzato a Roma dall'Abi e dalla Luiss, prevedere sanzioni penali. Inoltre «In linea astratta si potrebbe pensare al ritorno alla qualifica pubblicistica degli operatori, ma questo contrasterebbe con la normativa europea oltre ad essere impraticabile per ragioni storiche e socio-politiche.»... «Eppure, recenti norme quali il “bail in” o la riforma dei mutui, la prima facendo dei clienti dei soci anomali che partecipano alla ricapitalizzazione per perdite senza avvantaggiarsi degli utili e la seconda privilegiando le banche rispetto ai normali creditori, rendono urgente e necessario intervenire sulla responsabilità degli istituti di credito».

Ma nessuna istituzione, nessuna norma giuridica è efficace senza una valida e robusta coscienza etica dei singoli, senza un capitale sociale che espelle e isola chi vìola le norme e senza sanzioni morali e reputazionali che bollino col marchio di delinquenti chi truffa, froda ed inganna i risparmiatori.

Riccardo Pedrizzi