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Il Centro che non serve e nemmeno il partito cattolico

Io proprio non so quale strategia si celi dietro la volontà di certi cattolici di voler costituire un partito cattolico o dei cattolici e, quindi, più che altro, non riesco a capire come politici accorti, cresciuti prevalentemente in quella grande scuola di realismo politico che è stata per molti versi la DC, possano consapevolmente accettare il rischio peggiore che un politico possa correre, ovvero quello della marginalizzazione, quando non della totale irrilevanza di una nuova forza politica.

Più in generale, innanzitutto bisogna chiedersi oggi nel nostro paese con il quadro politico attuale, è praticabile un’ipotesi neo centrista, che ristrutturi tutta l’area, rimettendone insieme le componenti sparse ancora ed in perenne diaspora?

Non a caso un ipotesi del genere sta trovando una qualche giustificazione in vista dell’adozione di una legge elettorale totalmente proporzionale, in particolare di una legge che non preveda la preventiva indicazione del premier e/o delle alleanze.

Proprio per questo il premier Conte nel tentativo di raccattare qualche voto in più a sostegno del proprio governo ha lanciato il segnale di una prossima introduzione di una legge proporzionale pura fin da questa legislatura. Ben sapendo che fino a quando resterà in vigore l'attuale legge elettorale diventa difficile comprendere il senso di un'iniziativa centrista e tanto meno di formazione di un partito del premier come si va vociferando nei corridoi del Parlamento.

Oltretutto non c’è una ragione politica coerente e neanche il tentativo di captare un umore presente nel paese che non c'è. Perché la maggior parte dell'opinione pubblica si muove in direzione esattamente opposta, collocandosi su tre o forse due schieramenti in grado di assicurare alternanza di maggioranze e contrapposizioni di concezioni del mondo e della vita. Quindi, il tentativo di ricomposizione di un’area centrista è un‘operazione che finisce per tentare di portare indietro le lancette dell'orologio della storia e di tornare a stagioni di inciuci, compromessi e trasformismi.

Questo centro non servirebbe a niente ed a nessuno, ed è già percepito come vecchio, e rischiando altresì anche di mettere insieme vocazioni e tradizioni politico culturali diverse se non opposte, che non trovano più una giustificazione nello stare insieme una volta tramontata l’era della Dc, partito-stato per eccellenza.

C’è poi un aspetto ulteriore che rende più grave ai nostri occhi il riproporre oggi un partito di centro volendone ribadire la collocazione o meglio ribadirne l’ispirazione in una sorta di necessità di fare quadrato intorno alla Chiesa e a ciò che essa rappresenta o meglio non rappresenta più.

In realtà è la stessa Chiesa che pubblicamente ed espressamente ha ribadito la sua indifferenza, se non ostilità, ad ipotesi di ritorno al partito unico dei cattolici ed ha dimostrato di saper fare a meno di un solo partito politico come suo unico interprete ed interlocutore. Bastarebbe vedere gli interventi recenti del Presidente della Conferenza Episcopale, Gualtiero Bassetti.

Allora c’è un’evidente schizofrenia nella politica di questi amici autentici che, tra l’altro, rischia di sancire un divorzio politico insanabile con le rappresentanze dei cattolici che pur sono presenti nel Centro-destra e nel Centro-sinistra, ma anche addirittura di tipo antropologico: da una parte i veri ed autentici cattolici, anche moralmente superiori, dall'altra tutti gli altri. Questo atteggiamento lo si percepisce già dal tono e dal linguaggio arrogante ed insolente di molti di questi promotori del partito cattolico, che non riporto per carità di Patria.

La sintesi tra tutti i rappresentanti del mondo cattolico va ricercato piuttosto sul piano della prepolitica, su un terreno di segno culturale e, proprio perché tale, in grado di cercare di orientare di fatto anche le scelte dei rispettivi partiti.

Una spiegazione di questa “operazione” va cercata, allora, su un terreno meno edificante e più prosaico che è quella della ricerca di leadership e di uno spazio che non si riesce o non si è capaci di trovare negli attuali schieramenti politici. E non – come si dice - nella ricerca di stabilità, per la quale non si possa fare a meno di un’opzione intermedia, rappresentata dal centro, espressione di quella tendenza tutta italiana a negare le scelte di campo nette, precise per privilegiare invece quelle di compromesso, sfumate e indistinte. Restare cioè borderline, sulla frontiera e “gettarsi” a destra o a sinistra (più spesso) a seconda delle convenienze personali, di posti di potere e d'interessi più o meno legittimi.

Da questo punto di vista, la dinamica politica che si vuole innescare col tentativo di creare in laboratorio un nuovo partito cattolico o dei cattolici forse serve a riproporre quel tempo di tatticismi e scelte rinviate, quella ricerca di consenso al centro da spendere poi a sinistra, come ha sempre fatto un certo tipo di cattolicesimo democratico e progressista.

In fin dei conti auspicare invece un sistema elettorale che consenta una scelta di campo è soprattutto un segno di rispetto della maturità di un popolo che è capace di scegliere. Ecco perché crediamo che la scommessa di un nuovo centro nasca già morta nel paese, perché non lo rappresenta più e, soprattutto, perché i problemi posti dalla modernizzazione e dalla necessità di fornire risposte ai problemi strutturali esigono risposte rapide e chiare e non pasticciate, mediate su compromessi al ribasso.

In questa maturità del nostro popolo bisogna crederci.

 

 

Riccardo PEDRIZZI

www.riccardopedrizzi.it