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I giovani e il futuro

Una ricerca passata inosservata

Una indagine effettuata qualche tempo fa e passata del tutto sotto silenzio forse a causa della mole di documenti prodotti in occasione della pandemia del Coronavirus da scienziati e da vari istituti di ricerca, mi viene segnalato dal Prof. Giovanni Scanagatta, già Segretario Generale dell'UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) e docente all'Unitelma dell'Università “La Sapienza” di Roma.

Si tratta di un lavoro che hanno realizzato per l’Italia, l’Eurispes e l’Università di Roma “La Sapienza”; per la Germania, l’Istituto Iwak dell’“Università Goethe” di Francoforte; per la Polonia, il “Central Institute for Labour Protection (C.I.O.P)” di Varsavia, il “Voivodeship Labour Office” di Białystok, la “Warsaw School of Social Psychology”; per la Federazione Russa, il “Centro Federale di Sociologia Teorica ed Applicata” dell’Accademia Russa delle Scienze (FCTAS RAS) e l’“Università Umanitaria Statale Russa” di Mosca e che ha avuto per oggetto “I giovani e la loro idea di futuro, un confronto internazionale tra Italia, Germania, Polonia, Russia”.

L’indagine fa riferimento a due rilevazioni che sono state condotte nel 2018 e nel 2019 con le stesse modalità, tempi e domande tra uomini e donne di età compresa tra i 18 e 30 anni, in Italia, Germania, Polonia e Russia. La dimensione totale degli intervistati nel 2018 è pari a 1.536 giovani, nel 2019 a 2.200. Quindi si tratta di un campione molto significativo.

Dall’indagine emerge, in particolare, che tra i valori della vita considerati prioritari dai giovani, la salute raggiunge percentuali elevate in tutti e quattro i paesi: 98% in Polonia, 97,8% in Italia, 86,1% in Germania, 95,3% in Russia. Anche il lavoro è importante per il 92,4% degli italiani, l’89,1% dei russi, l’87,5% dei polacchi, il 70,7% dei tedeschi. La politica, al contrario, suscita la preferenza del 61,3% degli italiani, e solo di poco più della metà dei tedeschi (55,3%), del 38,3% dei polacchi e del 36,6% dei russi. Anche il valore relativo ai figli è in declino (70,5% Italia, 68,4% Polonia, 67,6% Russia, 67,5% Germania). Così come quello della religione (36,9% Russia, 36,1% Polonia, 35,6% Germania, 32,8% Italia).

Questi orientamenti si manifestano oltretutto in una situazione di stato psicologico di questi giovani “inquieto” e più “ansioso” in Italia (30,6%), seguita dalla Russia (16%), dalla Polonia (12,1%) e infine dalla Germania (9,3%). Tra questi giovani i più arrabbiati e aggressivi risultano i giovani russi (6,9%), seguiti dai polacchi (4,9%), dai tedeschi (2,6%) e infine dagli italiani (0,9%).

Ma quello che appare preoccupante è che i giovani presentano un orizzonte di programmazione sociale della propria vita solo sul medio termine e ciò da 4 a 8 anni. Per quanto riguarda l’idea che i giovani hanno sulla durata della loro vita e del loro stato di buona salute fisica e mentale, infatti i giovani russi stimano che la loro attività lavorativa arriverà a 56,2 anni, la durata della vita a 68,8 anni; i giovani polacchi rispettivamente a 51,1 anni e 76,6 anni; i giovani tedeschi pensano di restare attivi fino a 61,2 anni e di avere una durata di vita pari a 82,4 anni. I giovani italiani hanno espresso i risultati più elevati con una valutazione di vita attiva fino a 65,8 anni e una aspettativa di vita di 84,5 anni. Le indicazioni relative ai progetti per figli variano in media da 1,29 a 1,69 figli. I giovani russi hanno progetti per 1,64 figli (media), i giovani italiani per 1,69 figli (media). In pratica proseguirà la fase di denatalità che ha caratterizzato gli ultimi decenni e si conferma che nelle prospettive dei giovani non c'è la procreazione.

L’aspetto demografico della ricerca dunque è uno dei temi più preoccupanti. I giovani se vogliono una famiglia, la vogliono senza figli; e questa è una tendenza comune a tutti i paesi occidentali. In pratica la ricerca fa intravedere le prospettiva di un vero e proprio declino della nostra civiltà.

Pertanto, la politica dovrebbe aiutare a cambiare la percezione dell’idea di famiglia e sottolinearne l’importanza; così come il mondo delle imprese e quello della società civile dovrebbe “far passare” gli aspetti positivi di essere genitori in modo da poter superare i problemi del mercato del lavoro, dei problemi abitativi, della mancanza di tutele per la vecchiaia e, in generale, dalle difficoltà economiche che sono tra le principali preoccupazioni percepite dai giovani.

Questa mancanza di consapevolezza dell'importanza della famiglia e della famiglia con figli deriva chiaramente da un accentuato individualismo. Infatti viene considerato il successo come la misura più importante per la realizzazione della propria personalità. Anche se in palese contraddizione si è riscontrato un numero molto alto di ragazzi che aspirano ad un lavoro “dipendente” rispetto a coloro che vorrebbero essere imprenditori ed in particolare diventare manager di grandi imprese.

In Italia il ruolo della religione, della Chiesa e delle associazioni ecclesiali è forte e la partecipazione alle attività religiose e di impegno sociale è superiore a quella degli altri Paesi (22,1% in Italia, a fronte del 10,2% Germania, del 5,1% Russia e del 4,3% Polonia). Eppure sia la Chiesa che le associazioni non riescono a farsi cultura e non inducono a comportamenti conseguenziali. E ciò è confermato dalla scarsa partecipazione politica e civile.

Per concludere: i giovani non vedono la possibilità di costruire programmi a lungo termine.

L’attuale generazione giovanile è orientata alla creazione del proprio futuro confidando in prevalenza su se stessi, reagendo principalmente in modo autonomo. Il che appare alquanto sconfortante per le sorti del nostro Paese e dell'Europa.

Riccardo Pedrizzi