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E' finito il dopoguerra

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la prima volta nella storia repubblicana, ha chiamato a raccolta tutte le forze politiche, senza alcuna distinzione e tanto meno discriminazioni, indipendentemente dalle singole storie, dalle culture di riferimento, dalle appartenenze, dai retaggi più o meno stretti con il passato.

Questo significa che non ci sono più e non ci saranno più “archi costituzionali”, dai quali per quasi mezzo secolo venivano esclusi pezzi consistenti di popolo italiano. Non ci sono più “conventio ad escludendum” per nessuno. Si è, dunque, definitivamente chiuso il dopoguerra.

Tutti i partiti, oggi, nessuno escluso sono riconosciuti come degni, adeguati e necessari per salvare il Paese e tutti vengono legittimati dal capo dello Stato e, di conseguenza, la legittimazione, come sta accadendo, avviene reciprocamente tra tutti i partiti che intendono sostenere il governo di Mario Draghi.

Persino Stefano Fassina, parlamentare di LEU, economista con una grande cultura politica e di indubbia onestà intellettuale, ha chiesto che “la sinistra deve stare al governo con la Lega e anche con Fratelli d'Italia se anche quest'ultima appoggerà Draghi” perché si tratta “di una grande opportunità per entrambi gli schieramenti..... Collaborare con la nuova compagine di governo significa legittimarsi a vicenda, a dispetto di quanto è successo negli ultimi anni”.

Che questa sia la strada giusta per tutti i partiti che sosterranno il governo dell’ex Presidente della Bce è confermato anche dalla disponibilità delle forze politiche a non porre nessun veto o condizione nei confronti delle altre componenti del governo.

Una contingenza storica come questa che stiamo vivendo non si ripeterà più.

Infatti sul piano strategico, tutti i partiti politici del Centrodestra hanno la possibilità di dimostrare di essere veri patrioti e di non pensare agli interessi di bottega; possono accreditarsi come forza responsabile di governo; possono presentarsi nel concerto europeo con dignità senza andare a sottomettersi con il piattino in mano. Sul piano tattico-pragmatico: possono contribuire a far implodere il Movimento5 Stelle; possono ottenere la legittimazione di cui sopra da parte del Pd che rischia di lasciare morti sul terreno (basta leggere i titoli de “Il Tempo”: “La mossa di Salvini manda in confusione il PD”; “Nel M5S scorrazzano bande di guerriglieri pronti a sabotare tutto” e del “Corriere della Sera”: “Il Si di Salvini agita PD e 5 Stelle”); possono pesare in maniera consistente nella compagine governativa.

Insomma in questa fase di grande emergenza pandemica, sociale, politica ed economica, sia la classe dirigente politica che i corpi sociali intermedi dovranno dimostrare di essere dei veri patrioti. E da ogni schieramento politico, da ogni aggregazione sociale dovrà arrivare un contributo per creare subito e sostenere “un gabinetto di guerra” che si ponga al servizio del Paese.

Del resto si può già capire, dalle esperienze e dalle testimonianze del passato di Draghi (basterebbe ricordare che è stato discepolo di Federico Caffè che per tutta la sua vita si era battuto contro “gli incappucciati della finanza speculativa) quale sia l’architrave del pensiero dell’ex Presidente della Bce sul quale fonderà l'azione di governo:idee riformiste, non stataliste, anche rispetto al “debito buono”, al deficit spending per investimenti, in direzione quindi, opposta alle politiche assistenzialiste come il reddito di cittadinanza, in linea con l’etica del lavoro, della competenza, del merito e del sacrificio.

Idee, principi e valori che possono contribuire a portare in porto la sua missione di salvataggio del Paese.

Negli anni Novanta, nella fase delle cosiddette privatizzazioni dell’apparato produttivo statale, alcuni esponenti politici, con chi scrive, denunciarono i tentativi di intromissione e di speculazione sull’economia italiana che Draghi, quale Direttore generale del Tesoro, sembra aver avallato (vedasi la vicenda del panfilo Britannia), ma successivamente fu apprezzato il ruolo di salvatore della Patria e della nostra dignità nazionale nella gestione della fase critica, in cui da presidente della Bce, contro i Paesi del Nord Europa e la stessa Bundesbank, mise in campo i suoi bazooka per creare un argine,che si mostrò determinante e fondamentale, alla speculazione contro di noi.

Alla luce di tutto questo serve oggi la massima coesione sociale e l’assunzione di una responsabilità diretta di tutti i partiti per dare all’Italia una rappresentanza politica, credibile, competente e di esperienza che sappia affiancare Draghi nel modo adeguato, così come c’è bisogno di coinvolgere ai massimi livelli, i corpi sociali intermedi, che il premier incaricato ha già consultato.

In conclusione in tempi eccezionali come questi che stiamo vivendo ci vogliono i gabinetti di guerra.

Riccardo Pedrizzi

www.riccardopedrizzi.it