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Con la pandemia scoppieranno nuove bolle finanziarie

Ora con la pandemia anche il mercato dell'auto, che ammonta a 1500 miliardi (il debito relativo di prestiti auto è attualmente di 1330), è crollato e le banche non sanno più dove mettere i veicoli sequestrati ai debitori morosi e che dovrebbero essere rivenduti sotto costo. L’agenzia di “rating” Standard & Poors avverte che le perdite su questo fronte aumenteranno, raggiungendo complessivamente centinaia di miliardi di dollari. I prestiti infatti spesso sono molto superiori al valore della vettura e vengono fatti su redditi inesistenti. Le banche non hanno fatto troppi controlli su questi piccoli prestiti, erogati ad alti tassi d’interesse. E così questa bolla è cresciuta così come quella dei prestiti d’onore agli studenti universitari, che attualmente viaggiano intorno a mille cinquecento miliardi di dollari (1.500), a cui si aggiungono mille miliardi per carte di credito. 
JP Morgan ha stimato una ulteriore flessione, nelle prime settimane di aprile scorso, dell'11,8% del loro valore. Una caduta che potrebbe innescare perdite multimiliardarie nelle divisioni di servizi finanziarie delle case produttrici di auto, nelle banche e società di credito. I prestiti auto utilizzati per gli acquisti hanno raggiunto picchi di 1.330 miliardi, lievitati del 5% in un anno e del 60% in dodici anni, pari al 7,4% dell'indebitamento delle famiglie. 
Inoltre il debito alle famiglie che vale oltre 14.150 miliardi di dollari potrebbe esplodere da un momento all'altro. Su tutti, i prestiti immobiliari che sono 9.950 miliardi, Ubs ha calcolato che il 10% potrebbe andare in sofferenza ed altri 110 miliardi di dollari in carte di credito sono sull'orlo dell'insolvenza. 
Anche i cosiddetti “leveraged loans”, i prestiti concessi a debitori fortemente indebitati, sono aumentati. Un altro prodotto, che sta incontrando di nuovo l’interesse degli investitori sono le obbligazioni strutturate basate su mutui ipotecari delle imprese. 
Ma ai “titoli tossici” tradizionali si è aggiunto negli ultimi tempi “altra carta” pericolosissima. Molti investitori americani che sono a caccia di rendimenti alti si sono gettati infatti in uno dei segmenti più incerti e pericolosi del mercato, le obbligazioni legate a prestiti per grandi progetti commerciali, dagli alberghi ai centri commerciali. Nonostante il tasso dei default, superiore al 9%, sia a livelli record e che salirà sicuramente ancora a seguito della pandemia. Si tratta insomma di “obbligazioni spazzatura”, junk bond. Quei prestiti servono poi a generare altre speculazioni: i finanziamenti agli immobiliaristi sono stati infatti cartolarizzati e poi inseriti in pacchetti di obbligazioni, la cui rischiosità è difficilmente calcolabile. La macchina dei subprime così è tornata a marciare a pieni giri. 
Lo scoppio della bolla immobiliare del 2007 fece “saltare” 475 istituti regionali e i fondi di private equity sono stati i più veloci a entrare nel business anche se il trend è in diminuzione. Le ragioni sono diverse: moltissime aziende si sono viste abbassare il giudizio a livello “junk” dalle agenzie di rating, ma questo fenomeno è stato compensato dalla creazione di una enorme massa di liquidità, che ha permesso alle aziende di raccogliere fondi a bassissimo costo. Ed ora il mondo è di nuovo sull’orlo del precipizio e ci sono tutte le premesse perché riesploda la crisi con più virulenza.

Riccardo Pedrizzi