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Ambiente, il nuovo libro di Giubilei

Gennaro Malgieri ha recensito da par suo il libro di recente pubblicazione del giovane Francesco Giubilei “Conservare la natura. Perché l'ambiente è un tema caro alla destra e ai conservatori” Giubilei Regnani – pp. 316 – euro 22,00, evidenziando con argomentazioni inoppugnabili come “La causa ambientalista, stupidamente fatta passare per uno degli asset ideologici della sinistra in quanto ritenuta arbitrariamente in opposizione al capitalismo, è quanto di più ascrivibile all’universo conservatore vi possa essere, e non per un pre-giudizio ideologico, quanto per la connessione tra la natura, manifestazione perenne della creazione, e la perpetuazione delle forme viventi, a cominciare dall’uomo. Se taluni ecologisti di sinistra fossero meno stupidi e incolti si rivolterebbero, proprio in nome della conservazione della natura contro il modernismo socialista ed il progressismo invasivo, le cui conseguenze inquinanti derivano dal produttivismo esasperato che sta lacerando il pianeta”.

E, citando Roger Scruton, uno dei più grandi pensatori conservatori che ha sempre sostenuto “l'incompatibilità tra ambientalisti e socialisti” come tra ambientalismo e capitalismo selvaggio, riafferma che “L’ambientalismo è la quintessenza della causa conservatrice”.

Malgieri sempre nella sua brillante recensione coglie poi il nocciolo di tutto il ragionamento di Giubilei che attribuisce al conservatorismo una concezione del creato – e lo riconosce con grande onestà intellettuale – che non è altro che quella cattolica di sempre: “Dal punto di vista conservatore, è fondamentale porre l’uomo al centro di un ecologismo che non consideri gli esseri umani una minaccia per l’ambiente, bensì una risorsa per conservarlo e tutelarlo. In quest’ottica, la tradizione cattolica che vede l’uomo nato da Dio e posto al centro del Creato con il dovere di conservare e amare la natura, è senza dubbio condivisibile”.

Partendo da questa concezione e da questa architettura sociale, molto più modestamente e con meno riferimenti a pensatori laici, ma attingendo prevalentemente al magistero di San Giovanni Paolo II chi svolge queste brevi riflessioni scriveva nel 1991, cioè circa 30 anni fa, in occasione del centenario della Enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII un capitolo – l'ottavo - del suo “La Dottrina sociale cattolica. Sfida per il Terzo Millennio” (Il Cerchio. Iniziative Editoriali. Rimini) dal titolo: “Contro la civiltà del desiderio impazzito”. Eccolo:

“Non c'è ormai politico accorto e intellettuale engagé che non impugni la nuova bandiera che sembra tanto opportuna e nobile dell'ecologismo” scrisse tempo fa Vittorio Messori e prima di lui Rutilio Sermonti aveva notato che “dichiarasi sostenitori di una forma o d'altra di protezionismo ambientale, cioè di accorgimenti più o meno tecnici per arginare un qualche inquinamento (non c'è che l'imbarazzo della scelta) o, molto più raramente, lo sperpero di risorse naturali, garantisce per la sua scontata ovvietà l'applauso di qualunque uditorio”.

Ciononostante, non si riesce a fare nulla di serio, di efficacia e di concreto per frenare, se non per invertire, la corsa verso il degrado e la distruzione del nostro pianeta.

Del resto gli stessi gruppi ambientalisti, tranne poche eccezioni, avendo ridotto l'ecologia ad “ecologismo” cioè ad una delle tante ideologie che ammorbano il modo, pretendendosi autosufficienti e “razionali”, non sono e non possono essere in grado di individuare, per la debolezza intrinseca della loro impostazione culturale, alla radice, il male che affligge l'uomo del nostro tempo.

Perciò non ci si accorge che la bandiera di questa grande battaglia in difesa della natura e del nostro habitat viene innalzata, paradossalmente, proprio da quelle persone che meno sarebbero legittimate ad appropriarsene:

gli scienziati ed i tecnici, che con la loro fede illimitata nella scienza, nel progresso e nella tecnica, hanno messo in moto un meccanismo di tipo faustiano che difficilmente essi riescono a controllare e che molto probabilmente non saranno nemmeno in grado di arrestare;

i cosiddetti “esperti” economici ed i leaders politici, che sono i pricipali fautori di un sistema che ha fatto – come ha ricordato anche Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Sollecitudo rei socialis” - del consumismo selvaggio e del profitto ad ogni costo il proprio verbo indiscusso.

Mentre bisognerebbe, finalmente rendersi conto che la vera causa del disastro ecologico va individuata e ricercata in quella mentalità utilitaristica ed edonistica che, purtroppo, molta parte della cultura moderna ha contribuito a diffondere, indicando come ultimo fine dell'uomo solamente il benessere materiale ed il piacere individuale.

Cosi anche, una volta per tutte, andrebbe chiarito e gridato a tutti che “Il dissesto ecologico si profila e si afferma nel mondo occidentale – come ebbe a dire in una memorabile omelia il Cardinale Giacomo Biffi, ad Assisi, in S. Maria degli Angeli – quando, smarrito il senso di Dio e della universale Signoria di Cristo, la natura è apparsa come una casa senza padrone, esposta alla rapina di tutti, indifesa di fronte alla incontrollata volontà di dominio di chi ritiene di non avere nessuno sopra di sé a cui rendere conto dei suoi atti e delle sue pretese insaziabili”.

E che non potranno essere le soluzioni tecniche ed i provvedimenti tampone a farci invertire la marcia, lo ha rilevato e confermato anche Giovanni Paolo II.

All'inizio del 1990 il Santo Padre infatti ha lanciato il suo appello per la “Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato”, andando direttamente al cuore del problema ecologico che, come andiamo dicendo da sempre, è, innanzitutto, problema di carattere morale.

E', in effetti, il discorso di sempre quello che ha ripreso il Pontefice e che ha proposto non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutti gli uomini di buona volontà.

Partendo dall'antropologia cristiana e dalla concezione tradizionale dell'uomo inteso come microcosmo organizzato secondo un ordine, che non può essere alterato senza rompere anche l'equilibrio del macrocosmo anch'esso ordinato secondo una Razionalità Superiore, il Pontefice nel suo lungo appello è partito dalla caduta di Adamo ed Eva e dalla loro ribellione, per stabilire il momento di rottura di quell'equilibrio individuale e cosmico.

“Adamo ed Eva avrebbero dovuto esercitare il loro dominio sulla terra con saggezza e con amore. Essi, invece, con il loro peccato distrussero l'armonia esistente, ponendosi deliberatamente contro il disegno del Creatore. Ciò portò non solo all'alienazione dell'uomo da se stesso, alla morte e al fratricidio, ma anche ad una certa ribellione della terra nei suoi confronti”.

E, poi, riprendendo l'insegnamento tradizionale della Chiesa, che è diventato un vero e proprio lei-motiv di tutte le sue encicliche, ha ricordato ancora una volta che: “Quando si discosta dal disegno di Dio creatore, l'uomo provoca un disordine che inevitabilmente si ripercuote sul resto del creato. Se l'uomo non è in pace con Dio, la terra stessa non è in pace”.

Per cui dovrebbe essere evidente che “un'idonea soluzione non può consistere semplicemente in una migliore gestione, o in un uso meno irrazionale delle risorse della terra. Pur riconoscendo l'utilità pratica di simili misure, sembra necessario risalire alle origini e affrontare nel suo insieme la profonda crisi morale, di cui il degrado ambientale è uno degli aspetti preoccupanti”.

Del resto, basta andare ad indagare sulle vere cause del problema, per rendersene conto.

Un'applicazione indiscriminata dei progressi scientifici e tecnologici, promossa e derivante da una mentalità scientista, utilitaristica, edonistica, a lungo andare ha prodotto effetti cosi negativi da compromettere quei benefici, che pure la scienza e la tecnologia hanno arrecato all'umanità.

La mancanza di rispetto per la vita ha consentito che prevalessero le ragioni della produzione e del profitto sulla dignità dell'uomo e sul bene delle singole persone e di intere popolazioni e cosi, nel nome del progresso e del benessere, delicati equilibri dell'ecosistema sono stati alterati con distruzioni indiscriminate di intere specie animali e vegetali e con lo sconvolgimento di vasti territori.

E poiché chi ha determinato tutto questo sono stati i singoli e gruppi, imprese e potentati economici, Stati ed Organizzazioni internazionali, è necessario che nasca tra i popoli una nuova solidarietà e che tutti si convincano che l'unica norma ispiratrice di un sano progresso economico, industriale e scientifico sta nel rispetto per la vita e la dignità della persona umana.

Ma anche questo non sarà sufficiente.

Infatti “la società odierna non troverà soluzione al problema ecologico, se non rivedrà seriamente il suo stile di vita. In molte parti del mondo essa è incline all'edonismo ed al consumismo e resta indifferente ai danni che ne derivano. Come ho già osservato – continua il Papa nel suo discorso d'inizio d'anno – la gravità della situazione ecologica rivela quanto sia profonda la crisi morale dell'uomo. Se manca il senso del valore della persona e della vita umana, ci si disinteressa degli altri e della terra. L'austerità, la temperanza, l'autodisciplina e lo spirito di sacrificio devono informare la vita di ogni giorno, affinché non si sia costretti da parte di tutti a subire le conseguenze negative della noncuranza di pochi”.

Si tratta, appunto di raffreddare la strategia del desiderio e, quindi, la produzione ed i consumi per tentare di rifondare la società e lo Stato.

Ma per tentare di fare questo è urgente lanciare una vera e propria offensiva di carattere pedagogico che richiami l'umanità alla responsabilità, alla difficile e dura responsabilità verso se stessi, verso gli altri, verso tutti gli essere viventi e verso la terra e l'ambiente che ci circonda.

Partendo, cioè, dalla famiglia, prima e naturale educatrice, per arrivare alla scuola, alle associazioni, ai governi, alla stessa Chiesa cattolica, un'azione educativa dovrà essere compiuta ad ogni livello, andando oltre ogni sentimentalismo ed ogni velleitarismo, ma rifiutando anche ogni arcaico ritorno al paradiso terrestre, per far comprendere a tutti che la vita può essere vissuta degnamente anche con meno automobili, con meno beni consumo, con meno lusso e con meno conforts.

“Certo sarà necessario compiere scelte difficili e sopratutto rinunce. - ammette anche il documento “Oltre la modernità, la Tradizione” - Ma la posta in gioco è ben più alta della ricchezza: si tratta della libertà, dell'integrità morale, dell'equilibrio e della salute”.

Nell'universo, sulla terra, nell'uomo, esiste un ordine che deve essere rispettato e l'uomo con il suo libero arbitrio ha la grande responsabilità verso se stesso e verso le generazioni future di conservare questo ordine, pena il caos dentro e fuori di sé, pena la distruzione del pianeta e del genere umano.

Ciò non significa che non si debbano nutrire speranze per il futuro, né che il Papa con il suo appello si sia limitato solamente ad un lamento o ad un grido di dolore.

Egli, invece, proprio per poter arrestare questa corsa verso il baratro fa appello alla responsabilità di tutti e sopratutto a quella dei cristiani, perché sa bene che solamente “una fede religiosa capace di esprimere pienamente la contrarietà a “questo mondo”, cioè un cristianesimo “non secondario”, è in grado di realizzare una strategia efficace e vincente.

Infatti “l'impegno del credente per un ambiente sano nasce direttamente dalla sua fede in Dio creatore, dalla valutazione degli effetti del peccato originale e dei peccati personali e dalla certezza di essere stato redento da Cristo. Il rispetto per la vita e per la diginità della persona umana include anche il rispetto e la cura del Creato, che è chiamato ad unirsi all'uomo per glorificare Dio”. (fine del capitolo)

Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e tanti sono stati i documenti della Chiesa che hanno affrontato il tema dell'ecologia da questo punto di vista, senza cadere nella deriva della ideologia ambientalista verde, espressione del cosiddetto pensiero unico dominante. Al dilagare del quale si possono opporre i sostenitori di un conservatorismo intelligente ed i fautori della dottrina sociale di una chiesa che non si accomoda né si adegua al mondo.

Riccardo Pedrizzi

www.riccardopedrizzi.it

RASSEGNA STAMPA

Formiche - Uomo e Ambiente, chi innalza la bandiera di questa battaglia. Scrive Pedrizzi